TERRA

Schema Planimetrico del Ciclo Idrico

FASE 04 — Adduzione principale e reintegro da rete

L'adduzione principale (elemento 1) è la colonna vertebrale del sistema idrico: una tubazione in pressione che distribuisce l'acqua proveniente dalla cisterna verso tutte le utenze del lotto, irrigazione, biostagno, punti di prelievo esterno, assicurando continuità e affidabilità nell’erogazione.

Il sistema è dotato di un dispositivo di reintegro automatico (elemento 2) che, rilevando il livello critico nella cisterna, integra il volume mancante con acqua proveniente dalla rete idrica pubblica.Questa integrazione avviene esclusivamente nei periodi di prolungata siccità o durante i mesi estivi più secchi: nella maggior parte dell'anno, il ciclo è completamente autosufficiente.

L'acqua di rete entra nel sistema a valle della cisterna e viene miscelata prima della distribuzione, garantendo sempre la qualità e la portata necessarie al funzionamento dell'intero impianto, assicurando così una gestione efficiente delle risorse idriche.

La planimetria mostra come l'acqua piovana percorra un tragitto preciso dall'istante in cui tocca le coperture dell'edificio fino al momento in cui raggiunge il suolo permeabile o alimenta le aree verdi del lotto. Il progetto parte da un principio fondamentale: ogni millimetro di pioggia caduta sul sito è una risorsa, non un problema da smaltire.

Il ciclo si apre in alto a sinistra con il sistema di irrigazione, alimentato dalla cisterna di raccolta e indirizzato verso il piccolo giardino alimentare e la centrale di compostaggio. In alto a destra, il biostagno naturale rappresenta il cuore depurativo dell'intero sistema: riceve l'acqua stoccata, la tratta biologicamente e la restituisce al circuito con qualità adeguata agli usi previsti. Al centro del lotto, l'edificio è servito dall'adduzione principale che distribuisce l'acqua trattata ai piani, raccoglie le acque grigie e le avvia verso il sistema di fitodepurazione. Sul lato destro, la dispersione finale verso le parti alberate chiude il ciclo: l'acqua — ormai depurata — permea lentamente nel suolo e ricarica la falda, restituendo al territorio ciò che la pioggia aveva portato.

Il Ciclo in Sei Fasi

FASE 01 — Captazione e convogliamento

Tutto inizia con la pioggia.

Le acque meteoriche vengono intercettate dalle coperture piane e inclinate dell'edificio, dalle superfici pavimentate e dalle aree semi-impermeabili del lotto.

Un sistema di gronde calibrate, canalette perimetrali e tubazioni interrate convoglia i flussi verso un unico punto di raccolta, evitando dispersioni non controllate e accumuli superficiali dannosi per le fondazioni e per il verde.

La pendenza delle superfici di copertura è stata progettata per massimizzare la velocità di deflusso verso i punti di raccolta, riducendo i tempi di ristagno e i rischi di evaporazione prima dello stoccaggio.

FASE 02 — Stoccaggio in cisterna

L'acqua raccolta confluisce nella cisterna interrata (elemento 4 nel diagramma), il primo e principale organo di stoccaggio del sistema.

La cisterna è dimensionata per contenere il volume corrispondente ai picchi di precipitazione attesi per il sito, con una riserva sufficiente a sostenere il fabbisogno irriguo nei periodi di minor piovosità.

Prima di entrare nel serbatoio, l'acqua attraversa un sistema di pre-filtrazione a griglia che trattiene foglie, detriti grossolani e materiali sospesi, proteggendo i componenti a valle dell'impianto. La cisterna è dotata di sfiori di sicurezza e di un sistema di monitoraggio del livello che governa l'attivazione del reintegro automatico da rete.

FASE 05 — Filtrazione e trattamento finale

Prima della distribuzione alle utenze, l’acqua attraversa una sequenza finale di trattamento, visibile nel diagramma con le sigle

  • D — Decantatore: sedimentazione delle particelle fini residue non trattenute dalla pre-filtrazione;

  • I — Imhoff: vasca di digestione anaerobica che abbatte il carico organico delle acque grigie provenienti dall'edificio;

  • P — Pompa: stazione di sollevamento che mette in pressione l'acqua trattata per la distribuzione a valle;

  • C — Cisterna di accumulo finale: serbatoio tampone che regola i picchi di domanda e garantisce continuità di fornitura.

l doppio sistema, uno per l’edificio (acque grigie) e uno per il giardino (acque meteoriche), permette di trattare separatamente i due flussi con processi adeguati.

FASE 03 — Fitodepurazione nel biostagno

È la fase più affascinante dell'intero ciclo. L'acqua stoccata viene avviata verso il biostagno naturale (elemento 3), un laghetto artificiale progettato come ecosistema funzionante. Qui, le piante acquatiche native — tra cui cannucce di palude, tife, iris acquatici e carici — depurano biologicamente l'acqua attraverso un processo continuo e silenzioso: le radici assorbono i nutrienti in eccesso (azoto, fosforo), i batteri rizosferici degradano i composti organici, la sedimentazione naturale trattiene le particelle sospese. Il biostagno non consuma energia, non produce fanghi da smaltire e non richiede alcun additivo chimico.

È, in tutto e per tutto, un organismo vivente al servizio del progetto — e allo stesso tempo un elemento paesaggistico di grande qualità visiva, con la sua superficie specchiante e il bordo vegetato che mutano con le stagioni.

FASE 06 — Irrigazione e chiusura del ciclo

L'acqua trattata raggiunge il sistema di irrigazione del piccolo giardino alimentare e le aree alberate del lotto.

L'irrigazione è calibrata sui reali fabbisogni delle specie vegetali presenti, evitando sprechi e garantendo alle piante un apporto costante, equilibrato e di qualità, fondamentale per il loro corretto sviluppo.

Le acque in eccesso rispetto alla capacità di assorbimento delle superfici vegetate vengono indirizzate verso l'area di captazione e convogliamento perimetrale, indicata nella planimetria come "area di captazione e convogliamento verso il verde di nuovo impianto", dove il flusso è gestito in maniera controllata.

Qui, l'acqua permea lentamente negli strati superficiali del suolo, ricaricando la falda freatica locale e contribuendo alla rigenerazione naturale dell’ecosistema del sito. In questo modo, il ciclo idrico si chiude, restituendo alla terra ciò che la pioggia aveva portato e preparandosi a ricominciare con la prossima precipitazione, in un continuo equilibrio tra natura e infrastruttura.

Impatto Ambientale

  • Zero scarichi in fognatura

    L'intero volume delle acque meteoriche che cade sul lotto viene trattenuto, trattato e reimpiegato all'interno del sito. Nessuna goccia viene scaricata nella rete fognaria pubblica. In un contesto urbano e periurbano dove gli eventi piovosi intensi generano sempre più spesso picchi di portata insostenibili per le infrastrutture esistenti, questo approccio rappresenta un contributo concreto alla riduzione del rischio idraulico locale. Un edificio che non scarica è un edificio che non aggrava il problema: non è un risultato neutro, è un risultato positivo.

  • Ricarica della falda freatica

    La dispersione controllata delle acque trattate nel suolo permeabile del lotto — attraverso l'area di captazione perimetrale e il terreno delle zone alberate — favorisce l'infiltrazione lenta e profonda verso gli strati acquiferi. Questo processo, in apparenza marginale alla scala del singolo lotto, diventa rilevante se moltiplicato su un intero quartiere o territorio: ogni superficie che permette all'acqua di percolate invece di scorrere in superficie contribuisce a mantenere il ciclo idrologico naturale, contrastando il progressivo abbassamento delle falde causato dall'impermeabilizzazione diffusa dei suoli.

  • Riduzione dei consumi idrici da rete

    Il sistema è progettato per coprire la totalità del fabbisogno irriguo del lotto — giardino alimentare, parti alberate, bordi del biostagno — con acqua piovana raccolta e trattata in loco. In condizioni normali di piovosità, il reintegro da rete è trascurabile o nullo. Su base annua, questo si traduce in un risparmio idrico significativo rispetto a un sistema convenzionale interamente alimentato dall'acquedotto, con benefici sia economici per i gestori del sito, sia ambientali in termini di riduzione della pressione sul sistema di approvvigionamento idrico pubblico.

  • Incremento della biodiversità locale

    Il biostagno non è solo un impianto di trattamento: è un ecosistema. La presenza di acqua permanente in un contesto costruito crea un'oasi di biodiversità che attira e sostiene specie altrimenti assenti: anfibi come rane e tritoni, insetti acquatici, libellule, uccelli acquatici di passo e stanziali, impollinatori attratti dalla vegetazione di bordo. La cintura vegetata del biostagno si integra con le aree alberate del lotto in una rete di microhabitat connessi, moltiplicando il valore ecologico dell'intero sito. Nel tempo, il sistema si arricchisce spontaneamente: nuove specie colonizzano l'ambiente senza intervento umano, aumentando la complessità e la resilienza dell'ecosistema locale.

  • Trattamento biologico a energia zero

    Uno degli aspetti più rilevanti del sistema è la sua capacità di trattare l'acqua senza consumare energia elettrica. La fitodepurazione avviene per processi biologici naturali, alimentati unicamente dall'energia solare che le piante convertono in biomassa e attività metabolica. Non ci sono pompe per la circolazione dell'acqua nel biostagno, non ci sono lampade UV, non ci sono reattori chimici. Il costo operativo del trattamento biologico è essenzialmente nullo, e la sua impronta di carbonio è negativa: le piante del biostagno sequestrano CO₂ dall'atmosfera, trasformando il sistema depurativo in un piccolo serbatoio di carbonio.

  • Autonomia del giardino alimentare

    Il piccolo giardino alimentare del progetto è interamente irrigato con acqua recuperata dal ciclo meteorico. Questo significa che la produzione ortofrutticola — verdure, erbe aromatiche, piccoli frutti — avviene senza attingere all'acquedotto pubblico, con un'impronta idrica virtualmente azzerata per questa funzione. L'acqua che nutre le piante è la stessa caduta dal cielo, trattata e restituita: un cortocircuito virtuoso tra cielo, suolo e tavola che rende il giardino alimentare non solo produttivo, ma coerente con i principi di autonomia e chiusura dei cicli che guidano l'intero progetto.

[PLANIMETRIA]